E già, è tanto tempo che non scrivo e non vi racconto nulla, ma in effetti è stato un periodo particolarmente impegnativo, ho studiato, ho provato nuove tecniche e nuove attrezzature; sono molto soddisfatta di questo periodo di upgrade!

Nell’articolo di oggi vorrei parlarvi in maniera diretta e semplice del dolore provato durante i rapporti sessuali; ultimamente è un argomento, per fortuna, un po’ più discusso di prima ed è una problematica davvero molto più comune di quanto si possa pensare, colpisce circa il 16% delle donne in maniera limitante, ma molte di più solo in termini di “discomfort”.

In studio mi capita sempre più spesso di incontrare e, fare del mio meglio, per aiutare donne che hanno rapporti sempre più sporadici e meno soddisfacenti con il loro partner; il disturbo più presente è il dolore durante la fase di penetrazione, soprattutto nella primissima fase. Purtroppo questo dolore, più o meno intenso, limita il piacere della donna che, spesso, è costretta a trovare il modo di sopportare, oppure di interrompere, anche solo momentaneamente, il momento di coppia che invece dovrebbe essere vissuto con intensità, totale libertà e piacere.

Il termine più utilizzato in questo momento è: DISPAREUNIA, ma dobbiamo considerare anche il VAGINISMO, la VULVODINIA e la VESTIBULODINIA.

Come mai succede questo? 

Le motivazioni sono davvero moltissime, negli ultimi anni si sta studiando in maniera sempre più approfondita sia la fisiologia che la patologia della zona genitale, ma non dobbiamo dimenticarci che il rapporto sessuale, per le donne, ha a che fare moltissimo anche con “la testa”.

Le cause più citate negli studi scientifici sono: gravidanza e post parto, patologie dell’apparato uro-genitale, abusi sessuali o traumi, anche di poco conto, in giovane età, ansia e preoccupazione, infezioni, squilibri ormonali, malformazioni, ipersensibilità, problemi sacro-coccigei e lombari, problemi proctologici e molto altro ancora. Come potete notare le cause di base sono davvero molteplici e svariate.

Ho avuto la possibilità di seguire, poco tempo fa un interessante corso proprio sull’argomento e gli spunti sono stati davvero moltissimi soprattutto sull’approccio e la terapia di questa problematica.

Il primo punto fondamentale riguarda  proprio l’approccio; trattandosi di un ambito molto intimo e delicato, la discrezione, la comprensione e la disponibilità sono alla base del rapporto di fiducia che indubbiamente si deve creare con il terapista. Da questo ne consegue che il primo contatto debba essere assolutamente globale e generale, è importante cercare di capire al meglio la condizione con un colloquio, capire se sono state indagate problematiche organiche e poi eseguire una valutazione fisica, che per la prima volta, non sarà sicuramente una valutazione endocavitaria (vuol dire di tipo ginecologica) ma una valutazione globale di tutto il cingolo pelvico e degli arti inferiori. 

Ma perché questo? Perchè, nella maggior parte dei casi, il processo di miglioramento e guarigione passa dal miglioramento delle condizioni fisiche e muscolari della donna, nonché dal recupero della fiducia e della tranquillità.

Mi spiego meglio, quasi sempre “l’inghoppo” è legato ad una muscolatura perineale contratta oltre misura, incapace di rilassarsi e, spesso e volentier,i anche corta, questa condizione rende difficoltosa la penetrazione perché, in termini semplici, la muscolatura rigida tiene “stretto il buco” e di conseguenza il passaggio del pene è ostacolato e deve essere forzato e quindi doloroso.

Gli obiettivi di un buon percorso di recupero comprendono il recupero della buona funzionalità muscolare ed articolare, la ri-creazione di uno stato di armonia psico-corporea e tra i partner e la ri-acquisizione di una buona stima di sé stesse.

Ma veniamo ora a noi, come è possibile mettere in atto tutto ciò? Sicuramente con un approccio globale e multifattoriale; in termini specifici di fisioterapia si utilizzeranno esercizi globali di mobilizzazione del cingolo pelvico e lombare, esercizi di respirazione e rilassamento, esercizi per la presa di coscienza consapevole della zona perineale e solo in un secondo momento esercizi specifici sulla muscolatura perineale, l’utilizzo di biofeedback con sonde vaginali o elettrodi di superficie. Già dall’inizio sono molto utili attività fisiche globali, come lo yoga, che stimolino gli allungamenti corporei ma anche la consapevolezza corporea.

Non dimentichiamoci, in questo percorso, anche della parte di comprensione delle diversità tra uomini e donne delle fasi fisiche che si verificano prima e durante un rapporto sessuale, un esempio essenziale è la diversità di tempo della fase di eccitazione, molto più veloce nell’uomo che nella donna.

Ma, ora vi starete chiedendo come vanno a finire questi trattamenti; beh, direi assolutamente molto bene, con un po’ di lavoro si arriva sempre ad una soluzione del disagio ed al recupero di una vita di coppia serena. Vi garantisco che quando le donne, all’inizio di una nuova seduta, mi raccontano con il sorriso sulle labbra di essere riuscite ad avere un rapporto senza dolore e sereno, l’emozione mi colpisce ancora e mi fa davvero pensare che valga la pena fare questo lavoro e occuparsi di questi problemi “scomodi”.

Il discorso è ovviamente molto lungo, il mio breve articolo vuole solo portare l’attenzione su una problematica assai diffusa ma che può e deve avere una risoluzione corretta e serena per riportare la donna e la coppia al piacere di un rapporto sessuale appagante e sereno.

Silvia

www.fisioterapialegnano.it